Tachicardia ventricolare
La tachicardia ventricolare è un’aritmia cardiaca caratterizzata da un ritmo accelerato che origina nei ventricoli, le camere inferiori del cuore responsabili di pompare il sangue verso i polmoni e il resto dell’organismo. In questa condizione, il cuore può battere a una frequenza superiore ai 100 battiti al minuto, talvolta raggiungendo i 150-200 battiti o più.
Si tratta di un disturbo potenzialmente serio che richiede attenzione medica, poiché può compromettere la capacità del cuore di pompare sangue in modo efficace e, in alcuni casi, evolvere verso aritmie ancora più pericolose. Comprendere i sintomi della tachicardia ventricolare, le sue cause e le opzioni terapeutiche è fondamentale per una gestione appropriata.
Come funziona il ritmo cardiaco
Per capire la tachicardia ventricolare è utile conoscere il funzionamento normale del sistema elettrico del cuore. In condizioni fisiologiche, l’impulso elettrico che fa contrarre il muscolo cardiaco nasce nel nodo seno-atriale, situato nell’atrio destro. Da qui, il segnale si propaga agli atri e poi raggiunge i ventricoli attraverso il nodo atrio-ventricolare, determinando una contrazione coordinata e ritmica.
Nella tachicardia ventricolare, invece, l’impulso elettrico origina direttamente nei ventricoli, bypassando il normale sistema di conduzione. Questo genera una sequenza di battiti rapidi e spesso irregolari che impediscono al cuore di riempirsi adeguatamente di sangue tra una contrazione e l’altra, riducendo l’efficienza della pompa cardiaca.
Tipologie di tachicardia ventricolare
La tachicardia ventricolare può presentarsi in forme diverse, classificate in base alla durata e alle caratteristiche dell’aritmia.
Tachicardia ventricolare non sostenuta
Si definisce non sostenuta quando l’episodio dura meno di 30 secondi e si risolve spontaneamente senza causare sintomi significativi. Può essere un riscontro occasionale durante un monitoraggio cardiaco e non sempre richiede un trattamento immediato, ma necessita comunque di una valutazione cardiologica.
Tachicardia ventricolare sostenuta
La forma sostenuta dura più di 30 secondi oppure richiede un intervento medico per essere interrotta. Questa tipologia è più pericolosa perché può provocare sintomi gravi e, se non trattata, può degenerare in fibrillazione ventricolare, un’aritmia potenzialmente fatale.
Tachicardia ventricolare monomorfa e polimorfa
Un’ulteriore distinzione riguarda l’aspetto dell’aritmia all’elettrocardiogramma. Nella forma monomorfa i battiti hanno tutti la stessa morfologia, suggerendo un’origine da un unico punto del ventricolo. Nella forma polimorfa la morfologia varia, indicando un’instabilità elettrica maggiore e un rischio più elevato.
Sintomi della tachicardia ventricolare
I sintomi della tachicardia ventricolare variano in base alla frequenza cardiaca raggiunta, alla durata dell’episodio e alla presenza di eventuali cardiopatie sottostanti.
Le manifestazioni più comuni includono:
- palpitazioni, ovvero la percezione di battiti cardiaci rapidi, forti o irregolari
- sensazione di cuore che “batte in gola”
- vertigini e sensazione di testa leggera
- affanno e difficoltà respiratoria
- dolore o fastidio al petto
- sudorazione fredda
- debolezza improvvisa
- svenimento (sincope).
Nei casi più gravi, quando il cuore non riesce a pompare sangue a sufficienza, può verificarsi un arresto cardiaco. Per questo motivo, episodi di tachicardia ventricolare sostenuta rappresentano sempre un’emergenza medica.
Cause e fattori di rischio
La tachicardia ventricolare può avere origine da diverse condizioni che alterano la struttura o la funzione elettrica del cuore.
Cardiopatie strutturali
La causa più frequente è la presenza di una malattia cardiaca sottostante. Tra le condizioni associate troviamo:
- cardiopatia ischemica e pregresso infarto miocardico, che lasciano cicatrici nel tessuto cardiaco capaci di generare impulsi anomali
- cardiomiopatie (dilatativa, ipertrofica, aritmogena)
- scompenso cardiaco
- valvulopatie
- cardiopatie congenite
- miocarditi, infiammazioni del muscolo cardiaco.
Cause non strutturali
In alcuni casi, la tachicardia ventricolare si manifesta in cuori apparentemente sani. Questo può accadere per:
- squilibri elettrolitici, in particolare alterazioni dei livelli di potassio e magnesio
- effetti collaterali di alcuni farmaci (antiaritmici, antidepressivi, alcuni antibiotici)
- uso di sostanze stimolanti come cocaina o anfetamine
- eccesso di caffeina o alcol
- sindromi aritmiche ereditarie come la sindrome del QT lungo o la sindrome di Brugada.
Fattori di rischio
Alcuni elementi aumentano la probabilità di sviluppare tachicardia ventricolare:
- età avanzata
- storia familiare di aritmie o morte cardiaca improvvisa
- pressione alta
- diabete
- fumo
- sedentarietà e obesità.
Diagnosi della tachicardia ventricolare
La diagnosi di tachicardia ventricolare si basa principalmente sull’analisi dell’attività elettrica del cuore.
L’elettrocardiogramma (ECG) è l’esame fondamentale: durante un episodio mostra un tracciato caratteristico con complessi QRS larghi e frequenza elevata. Se l’aritmia non è presente al momento della visita, possono essere utili:
- Holter ECG, un monitoraggio continuo delle 24-48 ore che registra eventuali episodi aritmici durante le normali attività quotidiane
- loop recorder, dispositivi impiantabili per un monitoraggio prolungato nei casi più difficili da documentare
- test da sforzo, per valutare se l’aritmia compare durante l’esercizio fisico.
Per identificare eventuali cardiopatie sottostanti, il cardiologo può richiedere un ecocardiogramma, una risonanza magnetica cardiaca o, in casi selezionati, uno studio elettrofisiologico invasivo che permette di mappare con precisione l’origine dell’aritmia.
Trattamento della tachicardia ventricolare
La gestione della tachicardia ventricolare dipende dalla gravità dell’aritmia, dalla presenza di sintomi e dalle condizioni cardiache del paziente.
Trattamento acuto
Durante un episodio di tachicardia ventricolare sostenuta con sintomi importanti, l’intervento deve essere tempestivo. Se il paziente è instabile, può essere necessaria una cardioversione elettrica, una scarica controllata che ripristina il ritmo normale. In situazioni meno urgenti, possono essere somministrati farmaci antiaritmici per via endovenosa.
Terapia farmacologica cronica
Per prevenire le recidive, il medico può prescrivere farmaci antiaritmici da assumere quotidianamente. Tra i più utilizzati vi sono i betabloccanti e l’amiodarone. La scelta del farmaco dipende dal tipo di tachicardia e dalla situazione clinica complessiva.
Defibrillatore impiantabile (ICD)
Nei pazienti ad alto rischio di aritmie pericolose, può essere indicato l’impianto di un defibrillatore automatico (ICD). Questo dispositivo, simile a un pacemaker, monitora costantemente il ritmo cardiaco e interviene automaticamente con una scarica elettrica se rileva una tachicardia ventricolare o una fibrillazione ventricolare.
Ablazione transcatetere
L’ablazione è una procedura mininvasiva che mira a eliminare il tessuto cardiaco responsabile dell’aritmia. Attraverso cateteri inseriti nei vasi sanguigni, si raggiunge il cuore e si applica energia (radiofrequenza o crioenergia) per neutralizzare il focus aritmico. Può essere risolutiva in molti casi.
Quando rivolgersi al cardiologo
Episodi di palpitazioni intense, svenimenti improvvisi, dolore toracico o sensazione di mancamento richiedono sempre una visita cardiologica urgente. Chi ha già una diagnosi di cardiopatia dovrebbe prestare particolare attenzione a questi sintomi e seguire scrupolosamente i controlli programmati.
Una diagnosi precoce e un trattamento adeguato della tachicardia ventricolare possono prevenire complicanze gravi e migliorare significativamente la qualità di vita.