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Trombosi venosa profonda

La trombosi venosa profonda (TVP) è una condizione medica che si verifica quando un coagulo di sangue, chiamato trombo, si forma all’interno di una vena profonda del corpo. Nella maggior parte dei casi colpisce le vene degli arti inferiori, in particolare quelle del polpaccio o della coscia, ma può interessare anche altre sedi come le vene del bacino o, più raramente, degli arti superiori.

Si tratta di una patologia seria che richiede diagnosi tempestiva e trattamento adeguato. Il rischio principale è che il trombo, o una sua parte, si stacchi dalla parete venosa e raggiunga i polmoni attraverso il circolo sanguigno, causando un’embolia polmonare, una complicanza potenzialmente fatale.

Come si forma la trombosi venosa profonda

trombosi venosa profonda santagostino garbatella

La formazione di un trombo all’interno di una vena è il risultato di un’alterazione dell’equilibrio tra i meccanismi che mantengono il sangue fluido e quelli che ne favoriscono la coagulazione. Già nell’Ottocento, il medico tedesco Rudolf Virchow identificò i tre fattori principali che predispongono alla trombosi, ancora oggi noti come triade di Virchow:

  • stasi venosa, ovvero il rallentamento del flusso sanguigno
  • danno alla parete del vaso, che attiva la cascata coagulativa
  • ipercoagulabilità del sangue, una tendenza aumentata alla formazione di coaguli.

Quando uno o più di questi fattori sono presenti, il rischio di sviluppare una trombosi venosa profonda aumenta significativamente.

Fattori di rischio

Numerose condizioni possono favorire l’insorgenza della trombosi venosa profonda. Alcuni fattori di rischio sono temporanei e modificabili, altri invece sono legati a caratteristiche individuali o a patologie preesistenti.

Fattori di rischio legati all’immobilità

L’immobilizzazione prolungata è uno dei principali fattori scatenanti:

  • allettamento per malattia o dopo un intervento chirurgico
  • viaggi lunghi in aereo, auto o treno
  • ingessature o immobilizzazione di un arto
  • stile di vita sedentario.

Fattori di rischio medici e chirurgici

Alcune situazioni cliniche aumentano notevolmente il rischio:

  • interventi chirurgici, soprattutto ortopedici (protesi d’anca o ginocchio) e oncologici
  • traumi agli arti inferiori
  • tumori maligni, che spesso si associano a uno stato di ipercoagulabilità
  • scompenso cardiaco
  • precedenti episodi di trombosi venosa.

Fattori ormonali e gravidanza

Le donne sono esposte a rischi specifici legati agli ormoni:

  • uso di contraccettivi orali contenenti estrogeni
  • terapia ormonale sostitutiva in menopausa
  • gravidanza e puerperio, periodi in cui la coagulabilità del sangue aumenta fisiologicamente.

Altri fattori

Completano il quadro dei fattori di rischio:

  • età avanzata
  • obesità
  • fumo di sigaretta
  • presenza di vene varicose
  • trombofilia, ovvero una predisposizione genetica alla formazione di coaguli (deficit di antitrombina, proteina C o S, mutazione del fattore V di Leiden).

Sintomi della trombosi venosa profonda

I sintomi della trombosi venosa profonda possono variare da lievi a molto evidenti, ma in alcuni casi la condizione può essere del tutto asintomatica, rendendo la diagnosi più difficile.

Le manifestazioni tipiche includono:

  • dolore al polpaccio o alla coscia, spesso descritto come un crampo o un senso di pesantezza
  • gonfiore dell’arto interessato (edema), che può estendersi dalla caviglia fino alla coscia
  • arrossamento o colorazione bluastra della pelle
  • sensazione di calore nella zona colpita
  • vene superficiali più visibili del solito
  • dolore alla palpazione lungo il decorso della vena.

Un segno clinico classico, anche se non sempre presente, è il segno di Homans: dolore al polpaccio quando si flette il piede verso l’alto. Tuttavia, la sua affidabilità diagnostica è limitata.

Quando sospettare un’embolia polmonare

Se il trombo si stacca e raggiunge i polmoni, possono comparire sintomi di embolia polmonare:

Questi sintomi richiedono un intervento medico immediato.

Diagnosi della trombosi venosa profonda

La diagnosi di trombosi venosa profonda si basa sulla combinazione di valutazione clinica, esami di laboratorio e indagini strumentali.

Il medico valuta innanzitutto i sintomi e i fattori di rischio del paziente. Per oggettivare il sospetto clinico, viene spesso utilizzato il punteggio di Wells, un sistema a punti che stima la probabilità di TVP.

Esami di laboratorio

Il D-dimero è un esame del sangue che misura i prodotti di degradazione della fibrina. Un valore normale permette di escludere con buona probabilità la presenza di trombosi, mentre un valore elevato richiede approfondimenti. Va considerato che il D-dimero può aumentare anche in altre condizioni come infezioni, tumori o gravidanza.

Esami strumentali

L’esame di riferimento per confermare la diagnosi è l’ecocolordoppler venoso, una tecnica non invasiva che permette di visualizzare le vene e identificare la presenza di trombi. In casi dubbi o quando si sospetta un coinvolgimento delle vene pelviche, possono essere indicate l’angio-TC o la venografia con risonanza magnetica.

Trattamento della trombosi venosa profonda

Gli obiettivi del trattamento della trombosi venosa profonda sono prevenire l’estensione del trombo, evitare l’embolia polmonare, ridurre il rischio di recidive e limitare le complicanze a lungo termine.

Terapia anticoagulante

Il cardine del trattamento è la terapia anticoagulante, che impedisce la crescita del coagulo e ne favorisce la dissoluzione naturale da parte dell’organismo. I farmaci più utilizzati includono:

  • eparina a basso peso molecolare, somministrata per via sottocutanea nella fase iniziale
  • anticoagulanti orali diretti (DOAC) come rivaroxaban, apixaban o edoxaban
  • warfarin, un anticoagulante tradizionale che richiede controlli periodici dell’INR.

La durata della terapia varia generalmente da tre a sei mesi, ma può essere prolungata nei pazienti con fattori di rischio persistenti o episodi ricorrenti.

Calze elastiche a compressione graduata

L’uso di calze elastiche aiuta a ridurre il gonfiore e può contribuire a prevenire la sindrome post-trombotica, una complicanza caratterizzata da dolore cronico, gonfiore e alterazioni cutanee dell’arto colpito.

Trattamenti interventistici

In casi selezionati, come trombosi molto estese o pazienti giovani, possono essere considerati trattamenti più invasivi:

  • trombolisi, che prevede la somministrazione di farmaci che sciolgono attivamente il coagulo
  • trombectomia meccanica, rimozione del trombo mediante catetere
  • filtro cavale, un dispositivo posizionato nella vena cava inferiore per impedire che eventuali emboli raggiungano i polmoni (indicato quando gli anticoagulanti sono controindicati).

Prevenzione della trombosi venosa profonda

Prevenire la trombosi venosa profonda è possibile attraverso semplici accorgimenti. Durante viaggi lunghi è importante alzarsi e camminare regolarmente, eseguire esercizi con i piedi e mantenersi idratati. Prima di interventi chirurgici a rischio, il medico può prescrivere profilassi anticoagulante e calze elastiche. Uno stile di vita attivo, il controllo del peso e l’astensione dal fumo sono ulteriori misure protettive.